Nei mesi scorsi abbiamo spesso parlato delle AMP Stories, il progetto che porta il format delle stories anche nel sistema di Google e dei motori di ricerca, sfruttando le potenzialità del framework AMP. Uno dei punti critici che avevamo riscontrato era la scarsa diffusione del sistema (soprattutto in Italia), e sembra proprio che Google abbia deciso di dare una forte sterzata: ora il format si chiama Web Stories e sarà più facile crearlo grazie a un plugin WordPress ufficiale rilasciato da Mountain View.

Web Stories, il nuovo nome delle AMP Stories

La prima notizia è quindi il rebranding delle AMP Stories, che ora si chiamano Web Stories, senza però cambiare natura: restano infatti uno strumento per fare “visual storytelling for the open web”, come si legge sul sito ufficiale del progetto, e per dare ai siti che pubblicano contenuti (per lo più informativi) un format mobile-focused per servire notizie “in maniera visualmente ricca” e tap-through.

Le caratteristiche delle Web Stories

Non cambiano anche i consigli per ottimizzare una Web Story e riuscire così a massimizzare l’engagement con i lettori: sulla pagina del blog AMP c’è scritto che la dimensione consigliata di una storia è compresa tra le quattro e le trenta pagine, e ogni pagina non deve superare le 10 parole e i 200 caratteri, con font di dimensione minima di 24 punti, per dare predominanza alla forma visuale.

In aggiunta alle immagini statiche (che hanno un ruolo cruciale per attirare i lettori), è possibile anche utilizzare delle animazioni o dei brevi video che però non devono durare più di 15 secondi e devono contenere dei sottotitoli e didascalie, per consentire all’utente di vedere le immagini e leggere allo stesso tempo il contenuto (o, eventualmente, di poter comprendere la storia anche quando non può ascoltare il video, come può capitare in contesti rumorosi o affollati o in luoghi pubblici).

Inoltre, si specifica che i video devono essere girati in modalità verticale (mai in orizzontale) per consentire la visualizzazione a schermo intero su smartphone.

Un contenuto snack di rapido consumo

Si tratta dunque di un format rapido e di facile lettura, pensato appositamente per essere usato e gradito dagli utenti di dispositivi mobili che desiderano consumare contenuti a colpo d’occhio, tanto che Google definisce questo contenuto snack (deve rappresentare uno “stuzzichino, non un pasto”), tipico di chi dà un’occhiata veloce al telefono in pausa pranzo o nei mezzi pubblici.

Per questo, anche se sono “ammesse” pagine con un contenuto di testo più lungo rispetto a una sola frase, queste non dovrebbero occupare “più del 10% delle pagine della storia totale”: per offrire testi in forma estesa è possibile aggiungere un link allegato in calce, una buona soluzione che consente a un editore di presentare i propri contenuti all’attenzione dei lettori tramite una Web Story e realizzare una conversione, portandoli a leggere l’intero articolo sul sito (se riesce a “stuzzicare” in modo adeguato il loro appetito).

Google Web Stories, arriva il plugin WordPress

E veniamo dunque all’altra importante notizia che arriva per chi è interessato a questo format: da qualche giorno, Google ha rilasciato la versione beta di un plug-in WordPress per aiutare gli editori a ottenere più traffico attraverso il formato Web Story, promettendo di completare lo sviluppo della versione definitiva entro l’estate 2020.

Al momento, ad esempio, il plugin non supporta le animazioni o i link per gli allegati alle pagine, mentre la versione finale conterrà tutte le funzionalità e sarà più fluida rispetto a quella corrente.

I vantaggi delle Google Web Stories

Nei precedenti articoli avevamo già segnalato alcuni dei vantaggi più interessanti delle Web Stories AMP, e l’ingresso in scena di Google in questa maniera così netta offre senz’altro ulteriori motivi per spingere su questo canale.

Innanzitutto, parliamo di un format open source e gratuito, disponibile per tutti i tipi di siti che pubblicano contenuti. Inoltre, gli editori possono monetizzare grazie alle Web Stories attraverso link di affiliazione, Google Ad Manager e Google DV360 (attualmente in beta).

Ma il punto principale è che questo strumento serve a creare engagement con i lettori (che incontrano le storie su Google News e sull’app Google da mobile) e a ottenere una nuova, e potenzialmente significativa, fonte di traffico organico.