L’attività SEO è spesso legata a intuizioni, interventi basati su teorie ufficiose, ottimizzazioni legate a consigli di massima e così via: non capita spesso, insomma, che ci siano notizie ufficiali e da fonti verificate, e quando succede c’è da drizzare le orecchie (o gli occhi, nel nostro caso). Ecco perché il video in cui il Googler Martin Splitt rivela quali sono i 3 principali fattori SEO su cui concentrare il proprio lavoro offre degli spunti da non perdere.

Martin Splitt sfata i miti sulla SEO

Nelle scorse settimane, sul canale ufficiale YouTube di Google Webmasters è stata lanciata una nuova serie, SEO Mythbusting, in cui Martin Splitt, uno dei volti pubblici e più riconoscibili della compagnia americana affronta appunto argomenti SEO per “sfatare i miti” e offrire consigli precisi. Splitt, che ha il ruolo di Google Webmaster Trends Analyst, è un personaggio spesso sopra le righe e stravagante, e altrettanto inattesa è stata la rivelazione giunta in cosa al primo episodio di questi video.

Una serie di consigli SEO di base

L’intervista inizia con la discussione su alcuni temi basilari per la SEO, con lo sviluppatore Juan Herrera che pone domande del tipo “che cos’è un motore di ricerca“, “cosa significa indicizzazione“, “perché per un sito è importante apparire in alto nelle SERP”, “come fa Google a determinare quali risultati sono rilevanti per gli utenti” (la risposta è “attraverso gli oltre 200 fattori di ranking” tra cui Splitt cita titolo, meta description, il contenuto effettivo in pagina, le immagini e i link).

Martin Splitt parla di SEO

Quali sono i 3 principali fattori SEO per il ranking

Nella seconda parte si affrontano gli argomenti di cui dicevamo, quando il Googler risponde alla domanda precisa “quali sono le tre cose principali che devo fare per rendere il mio sito più facile da scoprire?” e, in concreto, offre a tutti un’indicazione utile per comprendere quali siano i 3 più importanti fattori SEO su cui Google concentra l’attenzione (e che dunque i SEO specialisti, i webmaster e i proprietari dei siti devono curare).

I contenuti della pagina sono l’elemento prioritario

Anziché indicare “questo o quel framework” (una risposta che poteva essere attesa da uno sviluppatore), Martin Splitt di Google cita come fattore principale per posizionarsi in SERP il contenuto: per lui (che parla ufficialmente come voce di Google) un sito deve offrire contenuti davvero buoni e di qualità, che abbiano uno scopo (purpose) per l’utente.

Proseguendo nella sua descrizione del principale fattore di ranking, Splitt spiega che il contenuto di una pagina dovrebbe essere qualcosa di cui gli utenti hanno bisogno e / o che vogliono, aggiungendo con una battuta “il massimo è offrire qualcosa di cui hanno assolutamente bisogno e che vogliono, come il gelato”.

L’importanza dello scopo o purpose della pagina

Quindi, la situazione ottimale per Google è quando “il contenuto dice dove sei, cosa fai, come mi aiuti con quello che sto cercando di raggiungere”, mentre una pagina auto-referenziale, in cui si dice solo “siamo una grande società piena di prodotti fantastici” non è utile a nessuno scopo per l’utente.

Più nello specifico, un sito deve cercare di “servire lo scopo delle persone che vuole attrarre e raggiungere il target che vuoi che interagiscano con i tuoi contenuti”, dice Splitt, che poi aggiunge un importante riferimento sul linguaggio. Per lui, bisogna assicurarsi di usare “le parole che userò” come utente. Il Googler dice che “se usi un termine molto specifico per il tuo gelato, diciamo come Smooth Cream 5000, io utente non lo cercherò perché non lo conosco” e ho solo bisogno di un gelato.

Usare il linguaggio e le keyword migliori

Quindi, in un contenuto ottimale è bene usare “da qualche parte” la keyword così specifica come il nome del gelato inventato da Splitt, “perché se cerco quel trademark lo posso trovare”, ma se la persona sta “esplorando” Internet alla ricerca di un gelato senza aver in mente un brand specifico bisogna riuscire a intercettare questo intento e parlare la lingua che parla l’utente.

Search intent e pertinenza dei contenuti

Questo consiglio serve a descrivere sia l’importanza della pertinenza nei contenuti che la capacità di riuscire a comprendere quali sono le intenzioni che muovono le ricerche degli utenti, così da poter offrire loro delle pagine che rispondano ai loro bisogni, scopi ed esigenze (il purpose). Le parole di Martin Splitt aiutano anche a definire un altro concetto basilare: nel lavoro SEO non bisognerebbe mai concentrarsi troppo sulle keyword e trascurare invece lo scopo. Le keyword sono importanti, ma ci sono tantissimi altri fattori che influenzano il posizionamento di un sito, e riuscire a capire ciò che cercano e ciò di cui hanno bisogno gli utenti è di sicuro una strategia valida per ottenere risultati.

Fattori SEO principali, quali sono secondo Google

Il secondo e il terzo fattore indicato da Martin Splitt per ottenere buoni posizionamenti su Google sono molto più tecnici e per certi versi spiazzanti, e riguardano rispettivamente l’utilizzo dei meta data e le performance dei siti.

Curare meta tag che descrivono i contenuti

Riguardo ai meta data, il Webmaster Trends Analyst di Google dice che è fondamentale per un sito avere e mostrare “meta tag che descrivono i tuoi contenuti“, come una meta description che “ti dà la possibilità di avere un piccolo snippet nei risultati della ricerca che permette alle persone di capire quale dei molti risultati potrebbe essere quelli che lo aiuta meglio” ad avere risposte alla propria esigenza.

Ottimizzare titoli e meta description

Non meno utili sono i “titoli di pagina specifici per la pagina che stai offrendo”. Quindi, non è consigliabile “avere un titolo per tutto”, anzi “lo stesso titolo è male”, scherza Splitt, che poi aggiunge ancora che “se hai titoli che cambiano con il contenuto che stai mostrando, è fantastico. E i framework hanno modi per farlo”.

Le performance come fattore SEO

Infine, il terzo fattore SEO per il ranking svelato da Google sono le performance del sito, che per Splitt “sono sono fantastiche! Ne stiamo parlando costantemente, ma probabilmente ci stiamo perdendo il fatto che sono anche importanti per essere scoperti online”.

L’intervistatore a questo punto interviene per chiedere se gli interventi per migliorare le performance “non rendono solo il mio sito più veloce, ma rendono anche il mio sito più visibile agli altri?”, e la risposta di Splitt è abbastanza sorprendente. “Corretto”, dice, “perché vogliamo essere sicuri che le persone che fanno clic sui risultati della ricerca scegliendo la tua pagina possano ottenere rapidamente questi contenuti”, motivo per il quale le performance sono “uno dei tanti fattori” a cui Google guarda con attenzione per il ranking dei siti.

Come migliorare le prestazioni del sito

In termini pratici, per intervenire sulle performance Martin Splitt raccomanda fortemente di controllare più volte “hybrid rendering or server-side rendering” perché è quello che generalmente porta i contenuti più velocemente agli utenti. Inoltre, alcuni bots (ma non GoogleBot) potrebbero non interpretare e scansionare JavaScript, perciò sarebbe meglio offrire un rendering dinamico che faccia cambiare il codice per non intervenire in modo più pesante su tutta la struttura e assicurarsi, comunque, una interpretazione corretta.

Per Google, gli elementi per migliorare le performance sono innanzitutto aumentare la velocità con cui si mostrano i contenuti e il valore del first contentful paint mostrato in pagina, e poi curare l’ottimizzazione dei server, l’ottimizzazione delle strategie di caching, accertarsi che “i tuoi script non debbano girare per tipo 60 secondi per prendere tutto ciò che serve”. Si tratta di consigli generali che avevamo già affrontato anche nell’articolo sugli strumenti SEO Google PageSpeed e Google Lighthouse, che trovano qui un importante testimonial.

Anche le meta description sono un fattogoogle-pagespeed-e-lighthouse-come-usare-gli-strumenti-seore di ranking?

Abbiamo definito “spiazzanti” questi due punti perché in genere (e per lungo tempo) la meta description non è stata considerata un fattore di ranking puro, quanto piuttosto un elemento utile per la user experience. Citare i meta tag in questo contesto (e non parlare ad esempio dei link) potrebbe significare che sta cambiando qualcosa nell’interpretazione di Google o è soltanto una considerazione personale di Martin Splitt?

Quanto conta per Google la velocità del sito?

Allo stesso modo, in vari interventi il Senior Webmaster Trend Analyst di Google John Mueller aveva parlato delle performance e, in modo più specifico, della sola velocità di un sito in riferimento al posizionamento sul motore di ricerca, dicendo che il vantaggio dell’avere tanti fattori di ranking era che “non è necessario che tutto sia perfetto”.

Secondo quanto dice Mueller, la velocità di un sito è sicuramente importante, ma potrebbe non essere prioritaria rispetto ad altri elementi che il motore di ricerca valuta più utili per l’user experience. In pratica, se un utente trova utile e proficuo un sito lento a scapito di altri veloci, l’algoritmo di Google terrà in considerazione questi elementi.

Splitt svela i principali fattori di ranking?

Nelle parole di Martin Splitt, invece, si parla di performance come un fattore SEO top: probabilmente, però, il Googler non sta parlando specificamente di fattori di ranking algoritmico, quanto piuttosto di elementi da studiare e ottimizzare per migliorare il sito nel suo insieme.

Consigli per ottimizzare i siti

In definitiva, il primo episodio di questa serie sui miti da sfatare sulla SEO è servito piuttosto a introdurre una serie di argomenti caldi su cui concentrare l’attenzione, e in verità le parole di Martin Splitt hanno forse fatto aumentare alcuni dubbi sul ranking, anziché risolverli e chiarirli. Ad ogni modo, le indicazioni fornite dal Googler sono sicuramente utili per sapere su cosa concentrare il lavoro di ottimizzazione on page del sito e quali aspetti migliorare per cercare di ottenere risultati migliori.

GM