Un’immagine vale più di mille parole può sembrare solo una frase fatta, ma in realtà è esattamente ciò che succede con Google Discover, il feed di notizie selezionate da Google che appare sugli smartphone degli utenti quando aprono l’app del motore di ricerca. Un caso studio, infatti, ci racconta del valore che immagini di alta qualità possono avere per apparire in questo flusso e conquistare i clic dei lettori.

Un feed sempre più cliccato

Google Discover è visibile attraverso più canali: da settembre 2018 è presente sulla home page dell’app di Chrome da mobile (subito sotto la barra di ricerca) e appare anche nell’app Google, su Android e nella scheda a destra quando della schermata home di alcuni dispositivi.

Circa sei mesi dopo il lancio, in Google Search Console ha debuttato il rapporto sul traffico proveniente da Discover, il Rapporto sul rendimento Discover (visibile solo se la proprietà ha raggiunto una soglia minima di impressioni in questo feed).

Uno strumento ancora giovane e da scoprire

Siamo quindi di fronte a uno strumento ancora piuttosto giovane che, però, ha già dimostrato di potersi imporre come nuova e rilevante fonte di traffico, tanto che le attenzioni della comunità di marketer online e consulenti digitali si sono subito concentrate sull’impostare strategie per apparire su Google Discover.

In molti casi, il rapporto del volume di traffico tra Discover e la classica Ricerca Web è sorprendente: a seconda del settore, il feed può rappresentare anche l’80 per cento delle visite giornaliere di un sito, mentre la Ricerca Web porta solo il restante 20 per cento di utenti.

I vantaggi di Discover

Se l’incremento di affluenza di traffico organico verso il sito è il primo beneficio diretto del feed, che genera degli importanti (e a volte imprevisti) picchi di visite, offrire contenuti di qualità anche su Discover consente di ottenere altri vantaggi in termini di engagement e non solo. Possiamo cioè rafforzare la brand awareness e la brand reputation (più utenti conoscono e apprezzano le pagine che forniamo), aumentare globalmente le visite sul sito e il tempo di permanenza sulle pagine (le persone possono intrattenersi di più e leggere altri articoli), far crescere potenzialmente le condivisioni e i link in entrata verso le pagine del sito.

Tuttavia, anche per la sua relativa giovinezza e per le caratteristiche del sistema di funzionamento – è potenzialmente soggetto agli effetti di ogni intervento di aggiornamento Google sugli algoritmi, i contenuti mostrati cambiano costantemente  e ora gli utenti hanno ancora più possibilità di personalizzare il flusso di notizie, deselezionando determinati siti che non vogliono seguire – non è sempre possibile affidarsi completamente Discover come fonte di traffico, e Google stesso ci invita a non farlo per evitare “brutte sorprese” improvvise.

Il caso studio su Google Discover

Parla espressamente di “bizzarro mondo” per riferirsi a questo sistema il consulente SEO Brodie Clark, che su searchenginejournal racconta la sua esperienza e i suoi tentativi di ottimizzare i contenuti e fare SEO per Google Discover.

Un esempio di questa bizzarria sta nell’analisi del traffico del sito di un suo cliente: un articolo è apparso in Discover e in soli 3 giorni ha ricevuto oltre 21 mila clic e 130 mila impressioni, con un CTR medio del 16,7%, ma poi è bruscamente calato fino ad arrivare quasi a zero clic. Più in dettaglio, è nel primo giorno nel feed che si raggiunge il picco (oltre la metà di clic e impression) e poi il trend scende. Secondo Clark, è raro vedere un articolo durare più di 3 giorni in Discover, a riprova di quanto questo traffico sia significativo, ma temporaneo, diminuendo rapidamente nei giorni seguenti.

Guardando le performance dello stesso articolo nella Ricerca Web tradizionale si scopre una situazione altrettanto bizzarra: in tutta la sua vita, quella pagina ha ottenuto 353 clic organici, ovvero 61 volte in meno il traffico generato in soli tre giorni da Discover.

Che controllo c’è su Discover?

Tale situazione è comprensibile, dice l’autore, se consideriamo la popolarità di Google Discover (e dell’app di Google che mostra continuamente notizie), ma pone di fronte a questioni sul come usare al meglio e quale controllo abbiamo su questo canale SEO come fonte di traffico.

La risposta più scontata è “abbiamo pochissimo controllo”, ma Clark non ne è del tutto certo ed è anzi convinto che ci siano alcune strategie di ottimizzazione che si possono mettere in pratica, e con il caso studio relativo al suo sito ce ne offre una dimostrazione.

Il caso studio: quali contenuti appaiono nel feed di Google?

Per “qualsiasi sito che sta cercando di ricevere traffico Discover su cui ho lavorato”, dice l’autore, “trovo che ci sia sempre quell’articolo di svolta che li rende più propensi a essere presi in considerazione per futuri contenuti”. Questa situazione si è ripetuta anche per il blog personale di Brodie Clark, che ripercorre quindi la strada che ha portato a questo momento di breakthrough.

Il suo blog è un semplice spazio su cui pubblicare contenuti più approfonditi e ragionati che possano rappresentare l’attività di consulenza; solo di recente ha iniziato a pubblicare in maniera più regolare, con frequenza di circa un articolo ogni due settimane, e l’ultimo articolo è valido per il caso studio perché ha ottenuto il numero più alto di visite di tutti gli altri.

Nello specifico, il monitoraggio in Search Console segnala circa 1500 sessioni sulla pagina, incentrata sull’argomento FAQ Schema markup; la gran parte proviene dai social (circa il 40 per cento), ma il resto è arrivato attraverso dai canali “diretto” e “referral”. Più in dettaglio, l’articolo ha ottenuto da Discover 482 clic e 4,9K impressioni in 3 giorni, stesso periodo temporale individuato in precedenza.

L’importanza delle immagini su Discover

Il segreto per ottenere risultati positivi su Discover sembra essere il lavoro di ottimizzazione delle immagini: è facile intuirlo anche leggendo la guida di Google su questo strumento, in cui è specificato che è importante utilizzare immagini di alta qualità nei contenuti, con 6 riferimenti a “immagini” nell’originale in inglese e 5 in italiano.

Screenshot della Guida di Google a Discover

In breve, i consigli sono:

  • Usa immagini di alta qualità.
  • Assicurati che le immagini siano grandi e non miniature.
  • La larghezza deve essere almeno di 1.200 pixel
  • Assicurati che Google abbia i diritti per visualizzare le tue immagini, usando AMP o compilando un modulo specifico.

Clark racconta di aver pubblicato l’articolo curandone tutti i dettagli, inserendo alcune immagini (anche comiche) e screenshot da Google, ma a catturare l’attenzione è probabilmente l’immagine di una persona che “buca” la pagina con un logo di Google al posto del volto.

L'immagine dell'articolo di Clark

Proprio l’immagine, allora, potrebbe essere il mezzo per dare una spinta alla pagina (anche) su Discover: se in media il CTR di questo strumento è vicino all’8 per cento, per questo articolo è salito al 16,7 per cento, portando quindi migliaia di clic in più al sito.

Come avere un’immagine perfetta per Google Discover

In base alla sua esperienza, l’autore sostiene che il punto di partenza sia assicurarsi che le immagini siano di dimensione corretta: per quella in evidenza e per l’immagine Open Graph da veicolare sui social dobbiamo utilizzare risorse di almeno 1600 x 840 pixel, usando poi i sistemi di validazione dei vari social per controllare che non ci siano problemi.

Inoltre, la risorsa multimediale deve essere unica, progettata in modo professionale, mettere al centro elementi importanti e con le corrette specifiche di dimensionamento.

I dettagli dell’immagine da curare

L’alta qualità è importante anche per un altro fattore: ogni volta che Google utilizza un’immagine come miniatura nella Ricerca su dispositivo mobile o tablet, ne distrugge la qualità, quindi è importante partire da una base di “alta definizione” per evitare che nel processo la qualità si abbassi troppo e diventi davvero scarsa.

La tesi è quindi che senza un’immagine forte a supporto dell’articolo “in molti casi potresti perdere centinaia o migliaia di clic”, ma ovviamente anche tutto il resto è importante, ovvero titolo utilizzato, contenuto dell’articolo, sito di pubblicazione e altri vari segnali sul Web che dimostrano che si tratta di un post degno.