È trascorso meno di un mese da quando Google ha annunciato il ritiro dell’attributo rel=prev/next tra i criteri seguiti da Googlebot per la scansione e l’indicizzazione dei siti: cos’è cambiato per i SEO e quali sono i parametri per realizzare una paginazione adatta alla SEO? Ce lo spiegano sempre i Googlers!

Che cos’è la paginazione dei siti

Come dovrebbe essere chiaro, la paginazione è il processo per organizzare e suddividere i contenuti di un sito su più pagine, per gestire al meglio tutti gli articoli e creare dei percorsi comprensibili ai crawler e agli utenti. I vantaggi della paginazione sono sia di tipo pratico – migliorare la navigabilità del sito, agevolare la leggibilità di un contenuto – sia di tipo tecnico, ad esempio dare un aspetto estetico più piacevole al sito e alle sue pagine.

I vantaggi della paginazione

Questo processo assume rilevanza in ottica SEO per cercare di evitare alcuni grandi errori frequenti sui siti, soprattutto se di grandi dimensioni e con numerosi articoli, ovvero i contenuti duplicati, i cosiddetti thin content e problemi di indicizzazione e di crawl budget, perché si spreca il tempo di scansione di Googlebot su pagine di scarsa rilevanza. Nel primo caso, il problema nasce perché siti non impaginati o impaginati male duplicano in altre pagine contenuti già esistenti in homepage, in pagine di categoria o in quelle dei tag; per il thin content il fattore negativo è il contenuto poco rilevante e quindi poco utile, che non merita attenzione di crawler e utenti.

I sistemi per la paginazione

Sin dalla strutturazione del sito si può impostare la tipologia di paginazione che si andrà a usare; in linea di massima, si riconoscono cinque sistemi di paginazione più diffusi, ciascuno con le sue caratteristiche distintive:

  • Paginazione con scroll infinito o infinity scroll, in cui i contenuti si caricano automaticamente quando l’utente raggiunge la fine della pagina (e, dunque, non esiste una paginazione propriamente detta ma un contenuto single-page). È il sistema che sembra piacere maggiormente agli utenti, secondo Google.
  • Paginazione con attributi link rel= “prev” o rel=”next”, che indicano ai crawler una sequenza di pagine sequenziali.
  • Paginazione di categoria, creando appunto delle pagine di categoria per prodotti di e-commerce o articoli di informazione sotto le quali archiviare i vari contenuti correlati suddivisi su più pagine.
  • Paginazione di articolo, suddividendo un unico contenuto su più pagine che mantengono lo stesso URL ma hanno una numerazione progressiva.
  • Galleria, in cui ogni immagine ha la sua propria pagina e il proprio URL.
  • Forum, per gli argomenti molto dibattuti che generano la creazione di varie pagine numerate progressivamente, tipica appunto dei forum con interventi degli utenti.

Cosa cambia con la decisione di Google

Dopo l’annuncio del pensionamento del link rel c’è stato grande fermento nelle community online, con gli utenti spaventati dagli effetti di questa decisione: in realtà, possiamo affermare che non è cambiato davvero nulla, perché Google non ha modificato la paginazione e i suoi criteri di gestire i siti che usano i vari metodi.

I consigli di Google sulla paginazione

È stato John Mueller a chiarire la situazione nel corso di un office-hours hangout su Youtube: in risposta a una webmaster che chiedeva appunto delucidazioni sulla paginazione, il Senior Webmaster di Google si è dilungato a offrire spiegazioni sui criteri usati da Google per interpretare i siti e consigli per gestire al meglio questa variabile. In sintesi, il messaggio che fa passare Mueller è che ogni sito deve cercare di capire qual è la struttura migliore e più efficace per i propri lettori, perché ciò che conta anche per Google è l’usabilità.

Il metodo di paginazione migliore è quello che funziona

Nello specifico, Mueller sostiene di aver visto difficilmente i SEO alle prese con problemi di paginazione, quindi se il sistema utilizzato funziona significa che il metodo scelto è quello giusto e non c’è niente da cambiare; essenzialmente, dice il Senior Webmaster di Google, bisogna impaginare il sito nel modo in cui serve, funziona e “fa senso” (makes sense).

I consigli per i siti eCommerce

Molto interessante l’attenzione specifica dedicata agli eCommerce, che probabilmente sono la tipologia di sito più colpita dalla notizia dell’addio a rel=prev/next: secondo Mueller, a volte può servire usare il tag noindex sulle pagine successive alla prima, altre volte può aver senso impiegare filtri e parametri di ordinamento in altro modo, utilizzando il tool URL parameter handling in Search Console per comunicare a Google come si desidera che queste pagine vengano sottoposte a scansione.

Rel=prev/next può essere ancora usato

Quello che è importante comprendere è che l’uso di rel=next/prev non è vietato o sconveniente: alcuni motori di ricerca oltre Google potrebbero trovarlo utile e, a prescindere da questo, a volte ha senso per i siti per motivi di accessibilità. Se dunque negli anni questa tecnica ha funzionato a dovere non c’è motivo di cambiarla ed eliminarla dalle proprie pagine, e l’impaginazione esisteva prima e continuerà ad esistere in futuro.

Nessun problema di scansione o indicizzazione

Non serve preoccuparsi neppure di quello che cambia per Google, che già da anni non si serve di rel=next/prev per eseguire la scansione dei siti: quindi, se un sito è stato sottoposto a scansione e indicizzato nell’ultimo anno, dicono i Googlers, ha già stato dimostrato che funziona per indicizzazione e scansione anche senza quegli elementi di proprietà dei link.

Usare la tecnica che fa trovare tutte le pagine e tutti i prodotti

Più nello specifico, Mueller consiglia ai proprietari di eCommerce di sottoporre a scansione approfondita il proprio sito per capire in concreto in che modo si trovano tutte le pagine dei prodotti: per il Googler, l’aspetto importante per Google, soprattutto verso i siti di eCommerce, è che sia possibile andare a queste pagine elencate e in qualche modo scoprire tutte le singole pagine dei prodotti. E il sito può aiutare collegando i prodotti correlati, collegando i singoli prodotti e le diverse categorie, ad esempio, e usando tutte queste tecniche.

Per Google le pagine si devono reggere da sole

I punti fondamentali da ricordare sono due, ricorda infine Mueller: innanzitutto, le pagine devono essere in grado di reggersi da sole. Questo era un principio valido prima dell’annuncio e che bisogna curare a maggior ragione adesso: se vuoi che qualcosa sia indicizzato, dice il Senior Webmaster di Google, mettici su del ​​contenuto degno di indicizzazione e utile per gli utenti che vi si recano.

Evitare che Googlebot si perda negli URL

In secondo luogo tutti i siti, eCommerce ma non solo, che siano preoccupati di come gestire paginazione e filtri deve evitare che Googlebot e gli utenti si perdano in un mare di URL infiniti: ogni soluzione applicata che riesce a essere funzionale, pratica e utile risulta quindi “la migliore” perché alla fine, come già detto nel primissimo tweet di Google Webmasters, lo scopo finale è lavorare al meglio per i propri utenti e offrire loro la strategia di paginazione che trovano semplice da usare e capire.

GM