Nelle ultime settimane gli analisti e i SEO americani hanno molto dibattuto sul tema del CTR in rapporto a Google: la “percentuale di clic” è una variabile presa in esame per le SERP, come sostengono alcuni esperti? O è un tasso che influisce solo sulle risposte personali?

Il CTR influisce sulle SERP?

Non è certo la prima volta che si parla di questo tema, già affrontato anche in passato da queste pagine, in correlazione all’importanza della meta description in ottica SEO. Oggi, però, tutto nasce da una sorta di “duello a distanza” inaugurato da Gary Illyes di Google nel corso dell’Ama su Reddit di cui abbiamo trattato; in risposta a un utente, e nell’ambito dell’auspicio di un ritorno a una SEO semplice, il Webmaster Trend Analyst aveva bollato come “made up crap” (“sciocchezze inventate”, per usare un eufemismo) le teorie di Fishkin sull’impatto del CTR sulle SERP, perché Google Search è “molto più semplice di ciò che pensano le persone” e i fattori di ranking considerano altri criteri.

La posizione di Moz

Un vero e proprio attacco ad personam che da Moz hanno accolto in maniera piuttosto pacata, fino a ribattere all’avversario provando a coglierlo in fallo. E così, nei giorni passati Brittany Muller, Senior SEO Scientist della compagnia, ha scovato una nuova “pagina per sviluppatori” di Google dal Cloud, in cui il team di Big G scrive espressamente che “ad esempio, quando fai clic su un link in Google Search, Google considera il tuo clic quando classifica le ricerche in base alle query future”.

Google e CTR, il tweet di FishkinBotta e risposta con i Googlers

Il tweet della Muller era accompagnato da tantissime faccine sorridenti perché, a prima vista, il messaggio sembra davvero confermare la teoria che Google prenda in considerazione il CTR per il posizionamento, e difatti non sono mancati i commenti di supporto da parte del team di Moz, a cominciare dallo stesso Rand Fishkin, che ha ironicamente ringraziato Google per il “chiarimento”, invitando anche i Googlers a non replicare in maniera cattiva gettando fango (anche qui, un eufemismo) contro chi mette in evidenza queste notizie. Ma insomma, davvero questo messaggio conferma che il CTR influenza i risultati di ricerca di Google?

Che cos’è il CTR?

Prima di andare avanti, apriamo la consueta parentesi sul significato di CTR, per approfondire la questione tecnica e chiarire il contesto. Molto semplicemente, con l’acronimo CTR si fa riferimento al click-through rate, la percentuale di clic che misura l’efficacia dell’advertising online, un parametro estremamente importante per comprendere il tasso di conversione nella ricerca organica tra i risultati della SERP e i clic sul link e per capire come e dove intervenire per incrementare le visite su un sito.

La definizione di CTR, il click-trough rate

In termini concreti, il CTR è il rapporto tra impression delivered e clic effettivi; volendo fare un esempio pratico, se un banner pubblicitario caricato su una pagina web viene visualizzato 100 volte ma solo una persona vi clicca sopra, il CTR sarà dell’1 per cento. Un’altra sigla da conoscere è CTOR, ovvero click-to-open rate, che invece prende in esame il numero di persone che hanno cliccato espressamente il messaggio pubblicitario (escludendo, in pratica, i clic provenienti dallo stesso utente).

Il crollo del CTR dalle ricerche organiche

Chiusa la veloce semplificazione, torniamo al tema centrale: c’è correlazione tra CTR e ranking? Per Moz, come detto, la risposta è affermativa e a supporto di questa tesi ci sono anche gli studi sul crollo delle percentuali medie CTR della ricerca organica di Google nel corso degli anni, che sono in diminuzione sia da desktop che da mobile. In particolare, l’ultima analisi condotta da Rand Fishkin e Jumpshot di SparkToro ha rivelato che i clic da smarpthone sono diminuiti di circa 10 punti nell’ultimo biennio, passando dal 45 per cento del 2016 al misero 36 per cento dell’anno scorso, mentre il calo è più contenuto per le SERP da desktop.

Google punta ai risultati a pagamento

Secondo Fishkin, a spingere verso il basso le percentuali sono le strategie di Google, che sta portando via “grandi percentuali di traffico verso le proprie proprietà e risposte nelle SERP” mettendo in risalto nelle pagine dei risultati schemi di dati strutturati, featured snippet, carousels, answer boxes e ads a pagamento, relegando i link organici a zone inferiori (e più difficilmente raggiungibili) dello schermo. Se da desktop (per dimensioni dello schermo e utilizzo di strumenti e periferiche) è ancora possibile scrollare la pagina fino a visualizzare la SERP tradizionale, da mobile è molto più frequente fermarsi solo ai primi risultati, ancor di più se si usa la ricerca vocale, come raccontavamo appena ieri.

Per altri esperti non c’è correlazione

Di segno completamente opposto è però la tesi di Barry Schwartz di Seroundtable, che in un articolo ha sconfessato la relazione tra CTR e ranking. Per dirla meglio, l’analista americano ha cercato di chiarire le affermazioni contenute nella citata pagina di Google per sviluppatori, che dovrebbero piuttosto far riferimento più generale alla visualizzazione personale della ricerca.

Google non usa il CTR per il ranking

L’articolo di Schwartz si intitola chiaramente “Nope. Google Does Not Use CTR For Core Search Rankings”, ovvero “No, Google non usa CTR per il ranking principale di Search“, e serve appunto a chiarire la questione in modo (volutamente) risolutorio. Secondo l’esperto, Google utilizzerebbe il CTR solo per la personalizzazione delle ricerche, perché è noto ed evidente che gli algoritmi di Big G utilizzino le informazioni di ricerca e navigazione precedenti per “aggiustare” le query che vediamo privatamente: le nostre ricerche e i nostri clic influenzano però le nostre visualizzazioni, non quelle di tutti, e qui sta tutta la differenza.

Caso chiuso?

La conclusione di Schwartz è dunque la seguente: Google non utilizza il CTR per il ranking principale, ma in modo limitato per la ricerca personalizzata in base alle query precedenti e ai clic eseguiti in passato. Ancora, “il CTR è usato valutare il rendimento dei loro (di Google, ndt) algoritmi di ranking di ricerca”, ma “non viene utilizzato in tempo reale per correggere diversamente i risultati della ricerca”. Anche perché, ricorda l’esperto, l’ultimo motore di ricerca ad aver utilizzato ufficialmente i dati dei clic per il ranking è stato DirectHit, ed è sparito dal business da moltissimo tempo.

GM