La battaglia dialettica sul tema del rapporto tra CTR e ranking sta andando ancora avanti, negli Stati Uniti, e l’ultimo episodio di questa saga arriva da una dichiarazione ufficiale di Google, che però (come al solito, verrebbe da dire) non mette la parola fine sull’argomento, fornendo solo qualche elemento aggiuntivo circa l’eventuale impatto che la percentuale di clic può avere sulle SERP.

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A riportare questo nuovo colpo di scena è ancora una volta Barry Schwartz, che in un articolo ha pubblicato la dichiarazione ufficiale di Google sull’annosa domanda che attanaglia i SEO: l’algoritmo di Google utilizza il CTR come fattore di ranking?

Come si ricorderà, nel corso degli anni vari Googlers avevano preso una posizione abbastanza netta rispetto all’argomento, spiegando che i dati CTR non sono utilizzati all’interno dell’algoritmo di ranking di Google. Tuttavia, altre uscite pubbliche e dati analizzati da professionisti SEO internazionali sembravano evidenziare il contrario, alimentando i dubbi nella comunità di esperti di ottimizzazione per motori di ricerca.

La posizione ufficiale di Google su Ctr e ranking

Si è resa dunque necessaria una presa di posizione definitiva da parte di Google; o almeno, questa era la speranza di Schwartz e di tutti i SEO prima di leggere le parole pubblicate da un portavoce di Mountain View. Prima di analizzare il contenuto e il significato, però, vediamo insieme cosa dice Google sul CTR:

Le parole di Google

Traducendo più o meno letteralmente: “come già detto in precedenza, Google utilizza le interazioni in vari modi, come la personalizzazione, la valutazione e i dati per il training”. Poi, si aggiunge, “non abbiamo nulla in più o di nuovo da condividere rispetto a quello che ripetiamo da tempo: la strada giusta per il successo è avere contenuti interessanti e coinvolgenti”, ovvero la nota formula dei contenuti di qualità. Infine, Google “incoraggia i proprietari dei siti a concentrarsi su questo quadro generale”.

Google CTR: quali informazioni per i SEO?

Come si inserisce questa dichiarazione nello stato dell’arte della SEO? Volendo sintetizzare ancora il nodo centrale della questione, da un lato ci sono le voci di Google, che continuano a ribadire che l’algoritmo non prende in considerazione i parametri di CTR come fattore di ranking, fino ad arrivare a definire “invenzioni” le teorie contrarie, come fatto circa un mese da Gary Illyes. Il motivo principale per cui la percentuale di clic non viene inserita tra i segnali di ranking è che tali dati sono turbolenti (noisy) e facilmente “spammabili“, per cui non avrebbe senso utilizzarli. Nonostante questo, però, le voci contrarie citano i numerosi studi SEO che sembrano evidenziare che il CTR è un fattore di ranking, e quindi il caso è parecchio ingarbugliato.

Google utilizza le interazioni

E la dichiarazione di Google che abbiamo trascritto e tradotto poco più su non fa che aumentare l’ambiguità in materia: anziché ribadire ufficialmente e chiaramente che l’algoritmo di Google non utilizza i dati di click-through rate per il posizionamento, le parole scelte dai portavoce di Mountain View sembrano decisamente sfuggenti. Non si sostiene in maniera netta, infatti, che le interactions non sono prese in considerazione nel loro algoritmo di classificazione, né che “attualmente il CTR non è usato, ma ci riserviamo il diritto di farlo in futuro se diventa un fattore di ranking utile”: la strada scelta da Google è stata invece quella di lasciare tutto in un senso di indefinitezza, che d’altra parte contraddistingue da sempre quello che c’è dietro al funzionamento e ai fattori di ranking del gigantesco algoritmo che genera le SERP .

Concentrarsi sull’attività SEO

Secondo Barry Schwartz, la dichiarazione di Google non cambia il livello di informazioni che i SEO hanno sul tema, ma soprattutto – in fin dei conti – è davvero importante sapere se il CTR sia o meno un fattore di ranking? Anche ammesso che l’algoritmo utilizzi i dati del CTR, di sicuro Google deve aver studiato dei sistemi per rilevare la manipolazione dei clic nei risultati di ricerca, e quindi bisogna concentrarsi su come aumentare tale percentuale di clic, provando a offrire sempre più contenuti di qualità, ottimizzando i contenuti presenti e correggendo gli errori SEO che complicano l’esperienza dell’utente e la scansione dei crawler. Che, in sintesi, è l’obiettivo di tutto il lavoro SEO a prescindere dal CTR!

La SEO è una sfida avvincente

In conclusione, dunque, le parole di Google e il carattere volutamente sfuggente che esprimono servono anche a ricordare alcuni elementi a tutti quelli che operano in campo SEO o che hanno business online: questa industria si basa sul tentativo di scoprire il contenuto di una “scatola nera” che non si aprirà mai, come sottolinea ancora Barry Schwartz. Perciò, nelle discussioni sui social o nel lavoro quotidiano si vive alla ricerca dei “gotcha moments” (ovvero, come spiega il dizionario inglese, di rivelazioni inattese o scoperte sconcertanti), approfittando e gioendo per ogni frammento di informazione che riceviamo da Google o su Google. E forse questo è il motivo per cui la SEO è una sfida avvincente, che a noi piace e diverte!

GM