La frequenza di rimbalzo è uno dei fattori che può “togliere il sonno” a chi gestisce un sito web. Lo dicevamo nell’approfondimento di qualche tempo fa: non esiste un valore assoluto a cui far riferimento, perché il bounce rate dipende da molti fattori e anche dalla natura del sito. Tuttavia, un tasso troppo elevato potrebbe dipendere da alcuni errori e problemi anche a livello di SEO: proviamo a scoprirne di più.

Il bounce rate alto può essere sintomo di problemi SEO

Anche se non influisce direttamente sul ranking, la frequenza di rimbalzo è un elemento che deve essere controllato e analizzato: un valore elevato, se calcolato correttamente, può infatti essere un sintomo di problemi più profondi del sito, come carenze nella user experience o un cattivo targeting degli utenti, e più in generale è una spia di debolezze nella SEO.

Comprendere la metrica della frequenza di rimbalzo

Per interpretare in modo corretto la metrica del bounce rate bisogna analizzare:

  • Intento e comportamento degli utenti, modalità di interazione con le pagine.
  • Tipologia di sito.
  • Tipologia e qualità di landing page.
  • Tipologia di contenuti.
  • Tipologia di settore.
  • Qualità del traffico.
  • Tipologia di canale di marketing.
  • Tipologia di visitatore.
  • Tipologia di dispositivo usato.

Se, al netto di tutte queste valutazioni, il bounce rate è elevato e negativo, è il momento di intervenire: tra i più frequenti ci possono essere una bassa velocità di caricamento delle pagine, un design delle pagine di bassa qualità, mancata corrispondenza tra contenuto e keyword, scarsa ottimizzazione mobile e così via.

Concentrarsi solo sul bounce rate e provare a correggere il tasso non serve però a risolvere il problema di fondo. È invece importante capire perché la frequenza di rimbalzo è alta e risolvere le criticità riscontrate, perché questo lavoro di ottimizzazione ha un maggior senso (e produce maggiori risultati) per le prestazioni del sito.

Lentezza nel caricamento delle pagine

Ormai sono anni che la velocità per Google è un fattore di ranking, quindi bisogna tenere in alta considerazione ogni aspetto correlato: un sito lento offre alle persone una fruizione scadente e tempi di attesa troppo lunghi per il caricamento delle pagine possono spingere i visitatori ad abbandonare il sito. Gli interventi per ottimizzare le performance e la velocità sono molteplici, e l’uso di strumenti come PageSpeed di Google possono dare indicazioni pratiche sulle aree più critiche, ad esempio l’ottimizzazione delle immagini o la limitazione degli script third-party.

Titoli e snippet fuorvianti

Lo ribadiamo spesso: il tag title e la meta description dovrebbero riassumere in modo esaustivo e persuasivo il contenuto proposto in pagina. A volte, però, questi snippet non sono ben costruiti e ciò potrebbe fuorviare gli utenti, che cliccano sul link in SERP aspettandosi un tipo di risposta che, una volta atterrati, non trovano in realtà nella pagina.

Questo può derivare da un errore in buona fede o da un tentativo di fare clickbait di keyword, ma l’effetto è lo stesso e anche la soluzione è immediata: revisionare il contenuto della pagina e orientare di conseguenza il titolo e la meta descrizione, provando a migliorare il testo proposto per intercettare il vero search intent dei visitatori.

Errori tecnici

Quando la frequenza di rimbalzo è eccezionalmente alta e l’analisi del tempo speso in pagina degli utenti segnala una permanenza di pochi secondi appena, potrebbero esserci problemi tecnici come pagine vuote, errore 404 o caricamento non corretto.

Per replicare l’esperienza degli utenti bisogna visualizzare la pagina secondo le configurazioni di browser e dispositivo più usati dal proprio audience, o controllare in Google Search Console se ci sono indicazioni in merito (ad esempio, il rapporto Copertura), cercando una soluzione rapida.

Link cattivi da altri siti

A volte non siamo noi stessi responsabili del problema: come segnala Amelia Willson su SEJ, è anche possibile che un alto bounce rate possa dipendere dal traffico referral, e in particolare da un link che porta visitatori non qualificati o che hanno anchor text e contesto che possono risultare fuorvianti.

A volte questo è il risultato di un copywriting scarso, con lo scrittore o l’editore che ha linkato il sito nella parte sbagliata del testo oppure ha sbagliato il riferimento: quando ciò succede, possiamo provare a contattare il sito linkante e chiedere la correzione del link o la rimozione.

Nei casi più gravi – anche di tattiche SEO negative – esiste come soluzione drastica il disavow tool di Google: rimuovere questi link cattivi non ridurrà il bounce rate, ma segnala al motore di ricerca di non tenere conto del collegamento di quel sito per determinare la qualità e la pertinenza del nostro sito.

Landing page di affiliazione o sito single-page

L’esperta SEO indica anche un altro caso specifico: chi lavora con affiliazioni o ha siti con una sola pagina potrebbe avere naturalmente un alto bounce rate, senza che però il dato sia preoccupante. Se sei un affiliato – dice Willson – “il punto centrale della tua pagina potrebbe essere quello di spostare deliberatamente le persone dal tuo sito Web al sito di vendite”, e quindi “stai facendo bene il lavoro se la tua pagina ha una frequenza di rimbalzo più alta”.

Scenario simile per un sito Web a pagina singola, “come una pagina di destinazione per il tuo ebook o un sito portfolio semplice”: è normale che siti come questi “abbiano una frequenza di rimbalzo molto elevata, poiché non c’è altro posto dove andare”.

Contenuti di bassa qualità o non ottimizzati

Gli utenti potrebbero rimbalzare dal sito perché i contenuti sono semplicemente cattivi, e quindi un lavoro per migliorare il copywriting SEO potrebbe dare frutti diretti e immediati, incrementando il tempo speso dalle persone a leggere per davvero ciò che è pubblicato sulle pagine.

Cattiva UX

La presenza di annunci, pop-up, continui pulsanti di iscrizione e altre CTA invadenti potrebbe essere un fattore che porta i visitatori a lasciare il sito in maniera affrettata. Oppure, potrebbero esserci difficoltà nel percorso di navigazione creato per gli utenti, come assenza di una casella di ricerca o voci di menu non visualizzabili correttamente da mobile.

Come ridurre il bounce rate

Questo è il quadro sintetico sulla frequenza di rimbalzo, ma l’articolo di Search Engine Journal ci consiglia anche alcune best practices che possono servire per risolvere i problemi.

Il primo intervento è sul rapporto tra contenuto e snippet di Ricerca: “Qualunque cosa tu stia pubblicizzando nelle SERP, i tuoi contenuti devono corrispondere ed essere all’altezza”. Quindi, “non chiamare la tua pagina una guida definitiva se si tratta di un post breve con tre suggerimenti, non pretendere di essere il ‘miglior prodotto’ se le recensioni degli utenti mostrano una valutazione a 3 stelle” e così via. Inoltre, è importante mantenere gli elementi rilevanti nella parte above the fold della pagina, quella mostrata prima agli utenti.

Una grande attenzione deve essere dedicata agli aspetti tecnici: il sito deve essere veloce, gli elementi non essenziali ridotti e la navigazione all’interno del sito (o di una lunga pagina di contenuti) ottimizzata, perché tutti questi elementi possono contribuire a fornire un’esperienza migliore alle persone, incentivate a restare sul sito e a non abbandonarlo immediatamente.