Quando si parla di penalizzazioni di Google è quasi inevitabile essere assaliti da dubbi, preoccupazioni o vere e proprie paure, perché i motivi che spingono alle sanzioni a volte possono sembrare misteriosi. In realtà, il problema è che spesso c’è mancanza di consapevolezza su ciò che sta accadendo al sito, e si interpreta l’eventuale calo di traffico come una conseguenza di una penalità, quando in realtà potrebbe essere frutto di altri problemi. Ad ogni modo, per sgomberare il campo da ogni incertezza è bene conoscere la lista dei comportamenti sbagliati che possono provocare un’azione manuale di Google, il tipo di sanzione che colpisce i siti e le pagine che risultano non conformi alle norme sulla qualità per i webmaster.

Capire la differenza tra penalizzazione e calo algoritmico

L’errore più comune è scambiare un calo di traffico determinato da un aggiornamento algoritmico per una penalità, e se non riusciamo a comprendere la differenza rischiamo di intraprendere una strategia di recupero sbagliata.

Come sappiamo, gli algoritmi si basano su una serie di regole e calcoli per fornire automaticamente e rapidamente il risultato desiderato dall’utente che ha immesso una query; l’obiettivo di Google è assicurare che le risposte siano utili e pertinenti, così da soddisfare l’intento di ricerca e offrire un’esperienza positiva all’utente.

Ad esempio, nel caso dei celeberrimi aggiornamenti algoritmici Panda e Penguin, lo scopo finale di Google era far retrocedere nei risultati di ricerca i siti web che non soddisfacevano i suoi standard di qualità, come definito dalle Linee Guida per i webmaster.

Differenti sono le penalizzazioni e, in particolare, le azioni manuali: per esaminare e segnalare i siti, infatti, Google impiega anche un “esercito” di revisori umani – e nonostante il loro grande sforzo, ci sono ancora molti siti web che passano attraverso gli algoritmi anche se non soddisfano gli standard di qualità di Google, ma si può immaginare che il continuo sviluppo di sistemi come RankBrain e BERT renderà l’algoritmo ancora “più intelligente”, diminuendo la necessità di questi revisori umani.

Indagare le cause del calo di traffico

Subire in maniera negativa gli effetti di un cambio algoritmico può sembrare inizialmente come una penalità, perché il risultato netto può essere lo stesso – un’enorme e talvolta devastante perdita di traffico organico – ma in realtà sono diverse sia le cause che il percorso di risoluzione del problema.

Nel caso dell’algoritmo, il sito non ha “sbagliato” qualcosa, ma i suoi contenuti non sono più ritenuti da Google utili e pertinenti come in precedenza (a causa di search intent mutati e non adeguatamente soddisfatti, emergere di competitor migliori, peggioramento dei tempi di caricamento delle pagine e così via). Il recupero da un update di Google è lento e a volte complicato, perché può chiamare in causa tantissimi fattori diversi.

Un sito web penalizzato da Google si è invece reso responsabile – più o meno consapevolmente – di una violazione esplicita delle linee guida del motore di ricerca, che viene segnalata con un messaggio nel rapporto azioni manuali in Google Search Console.

In questo caso, la strategia per ripulire il sito deve seguire un percorso ben preciso, che prevede anche la necessità e l’opportunità di interagire direttamente con Google – cosa che invece non avviene con i cali algoritmici – attraverso il “processo di riconsiderazione” che possiamo attivare dopo aver risolto la violazione rilevata, con cui siamo invitati a spiegare le origini del problema e gli interventi applicati per la risoluzione.

Quali sono le azioni manuali e come intervenire per il recupero

I comportamenti sbagliati spesso sono le vecchie tattiche di Black Hat SEO; nell’ottica di Google, la maggior parte delle azioni manuali cerca di “porre un freno ai tentativi di manipolare l’indice di ricerca”.

Di solito, l’effetto di tale sanzione è un peggioramento del ranking delle pagine o dell’intero sito nei risultati di ricerca oppure l’omissione dai risultati, senza alcuna indicazione visiva per l’utente.

Grazie anche alla sintesi di Chuck Price su Search Engine Journal, ecco quindi l’elenco completo delle cause note di azione manuale e i principali passaggi per risolvere il problema.

  1. Cloaking o redirect subdoli

Il cloaking è l’azione di mostrare agli utenti pagine diverse da quelle mostrate a Google, come detto anche nei giorni scorsi presentando le più note tecniche vietate black hat; i comandi di reindirizzamento non ammessi, invece, indirizzano gli utenti a una pagina diversa da quella mostrata a Google.

Entrambe queste tecniche violano le Istruzioni per i webmaster di Google, e possono interessare solo parti del sito (corrispondenza parziale) o l’intero dominio (corrispondenza a livello di sito).

Spesso, questo tipo di redirect è creato da plug-in CMS e possono trovarsi nel file .htaccess o essere scritti in JavaScript.

Come correggere i problemi con cloaking o redirect subdoli

Il percorso per la correzione consigliato dall’autore si articola in 5 step:

  • Dalla Search Console selezionare la visualizzazione come Google (fetch as Google) e analizzare le pagine delle parti del sito web interessate dal problema.
  • Confrontare il contenuto della pagina web visualizzato da un utente con il contenuto recuperato da Google.
  • Risolvere eventuali variazioni tra i due, in modo che finiscano per essere uguali.
  • Controllare tutti i redirect e rimuovere i reindirizzamenti che:
  • Inviano gli utenti a una destinazione inaspettata.
  • Sono condizionali (es: reindirizzamento solo di utenti provenienti da una determinata fonte).
  • Sono “subdoli” in altri modi.
  • Inviare una richiesta di riconsiderazione dopo aver risolto questi problemi.

 

  1. Redirect subdoli da dispositivi mobile

Quando alcune o tutte le pagine di un sito reindirizzano gli utenti di dispositivi mobile a contenuti non visibili ai crawler di Google ci troviamo in una violazione diretta delle Istruzioni per i webmaster di Google, e per la precisione in quello che si chiama “comandi di reindirizzamento non ammessi sui dispositivi mobili”.

Se scoperta, questa violazione in genere produce un’azione manuale, che potrebbe comportare la rimozione di URL dall’indice di ricerca.

Uso legittimo e illecito di redirect per utenti mobile

Non tutti i redirect di utenti mobile rappresentano una violazione e ci sono casi in cui Google consente che la versione mobile di un sito visualizzi i contenuti in modo leggermente diverso dalla versione desktop. L’esempio più immediato è quello delle immagini, che spesso devono essere modificate per adattarsi a uno schermo più piccolo, ma ci sono anche casi in cui è necessario reindirizzare gli utenti mobili da un URL a un altro per una migliore esperienza utente.

Bisogna rispettare un requisito: fino a quando il reindirizzamento invia l’utente a una pagina che è essenzialmente la stessa, questo è un uso perfettamente legittimo di un redirect.

Al contrario, se gli utenti mobile vengono reindirizzati di nascosto a contenuti diversi, si verifica una cattiva esperienza utente e si incorre in una penalità.

Esempi di redirect leciti e illeciti

Gli esempi di redirect subdoli

I reindirizzamenti subdoli da dispositivi mobile sono spesso involontari e possono verificarsi senza la diretta conoscenza del webmaster. Questo accade comunemente quando:

  • Viene aggiunto il codice che crea regole di reindirizzamento per gli utenti mobile.
  • Viene aggiunto uno script o un elemento per visualizzare gli annunci e monetizzare reindirizzando gli utenti di dispositivi mobile.
  • Gli hacker aggiungono uno script o un elemento che reindirizza gli utenti mobile a un sito dannoso.

Proprio perché di frequente “involontari”, è bene controllare l’eventuale presenza di redirect subdoli e quindi monitorare proattivamente le versioni mobile delle pagine del sito che contengono codice o elementi di script che reindirizzano gli utenti nello strumento di controllo URL, così da sfuggire dalle penalità.

La correzione dei comandi di reindirizzamento non ammessi sui dispositivi mobili

Per correggere i redirect subdoli che non sono intenzionali, dobbiamo innanzitutto controllare il rapporto Problemi di sicurezza della Search Console per vedere se il sito web è stato violato, e poi rivedere tutti gli script e gli elementi di terze parti presenti nelle pagine.

Dopo aver verificato che il sito non sia stato violato, il passaggio successivo consiste nell’indagare se eventuali script o elementi di terze parti stiano causando il problema, seguendo questi passi:

  • Rimuovere singolarmente, uno per uno, gli script o gli elementi di terze parti su cui non abbiamo controllo.
  • Visitare il sito da dispositivo mobile o da emulatore per vedere se il reindirizzamento è stato interrotto.
  • Una volta identificato un particolare script o elemento che riteniamo responsabile del reindirizzamento subdolo, rimuoverlo dal sito. Se quello script è importante, lavoriamo sul debug del problema, quindi reinstalliamolo e verifichiamo il suo corretto funzionamento.

Se invece siamo intenzionalmente impegnati in reindirizzamenti subdoli, il processo di correzione inizia ovviamente apportando le modifiche necessarie per conformarci alle linee guida di Google, e in particolare:

  • Confermare la conformità controllando il sito da un dispositivo mobile o un emulatore.
  • Dopo aver apportato le modifiche necessarie e completato il controllo, richiedere una revisione descrivendo il problema con sincerità, spiegando come si è verificato l’errore e quali azioni specifiche sono state intraprese per evitare che si ripeta.
  • Controllare l’account Search Console, dove Google invierà una nota per segnalare che è stata eseguita una revisione del sito. Supponendo che il sito non violi più le linee guida, l’azione manuale verrà revocata.

 

  1. Immagini compromesse

Esiste anche un cloaking di immagini, che consiste sempre nel mostrare agli utenti contenuti diversi da quelli mostrati a Google. Ne sono un esempio la pubblicazione di immagini che:

  • Sono oscurate da un’altra immagine.
  • Sono diverse dall’immagine servita.
  • Reindirizzano gli utenti lontano dall’immagine.

A volte, tale problema potrebbe anche derivare da un malfunzionamento di uno dei plugin del CMS installati.

Come correggere il cloaking di immagini

Per correggere una situazione di immagini compromesse è sufficiente verificare di mostrare la stessa identica immagine a Google e agli utenti del sito. Se abbiamo ricevuto una notifica, poi, dobbiamo procedere con la richiesta di riconsiderazione dopo aver risolto il problema.

  1. Discrepanza di contenuti delle pagine AMP

Si verifica quando il contenuto della versione AMP è diverso da quello della relativa pagina web canonica.

Le pagine AMP e quelle canoniche devono essere “sostanzialmente” le stesse: ciò non significa che il testo debba essere identico, ma che ci debba essere corrispondenza di topic e di azioni degli utenti (che devono poter svolgere le stesse operazioni in entrambe le versioni).

Qualsiasi pagina AMP interessata da un’azione manuale sarà eliminata dalla Ricerca Google e al suo posto sarà mostrata la versione canonica. Per evitare questa sanzione, è bene essere proattivi e controllare sempre in anticipo che la versione AMP e quella canonica di una pagina sia corrispondenti, utilizzando lo Strumento di ispezione degli URL della GSC.

Come correggere il mismatch di contenuti per AMP

Il lavoro di correzione se subiamo un’azione manuale per mancata corrispondenza di contenuti delle pagine AMP si articola in cinque punti:

  • Innanzitutto, verifichiamo che la pagina AMP sia associata alla pagina canonica corretta.
  • Poi, controlliamo che i contenuti delle pagine AMP e canoniche siano generalmente gli stessi, modificando le discrepanze secondo necessità.
  • Usando lo strumento di Controllo URL, confermiamo che la visualizzazione della pagina da parte di Google è identica alla visualizzazione dell’utente. A volte, infatti, il mismatch può essere causato da un file robots.txt che blocca le risorse su una pagina o sull’altra.
  • Dopo aver armonizzato le pagine AMP e canoniche, richiediamo la revisione tramite Search Console.
  • Monitoriamo l’account di Search Console, perché è qui che Google ci informerà che è stata eseguita la revisione del sito e, se tutto è stato ben eseguito e non violiamo più le linee guida, l’azione manuale verrà revocata.

 

  1. Testo nascosto e keyword stuffing

È un problema di semplice descrizione: alcune o tutte le pagine del sito presentano testo nascosto o keyword stuffing, parole chiave in eccesso, due tecniche non ammesse dalle Istruzioni per i webmaster di Google.

Come correggere i problemi di testo nascosto e keyword stuffing

Il percorso di correzione dipende anche dalla quantità di sito interessato al problema – ovvero, se riguarda un numero limitato di pagine o l’intero dominio. In ogni caso:

  • Verifichiamo le pagine dalle parti interessate del sito, quelle che presentano contenuti visibili al crawler di Google, ma non agli utenti che visitano il sito.
  • Cerchiamo testo di colore uguale o simile a quello dello sfondo della pagina.
  • Cerchiamo il testo nascosto utilizzando lo stile CSS o il posizionamento.
  • Rimuoviamo o modifichiamo lo stile del testo nascosto in modo che sia rilevabile anche per l’utente umano.
  • Correggiamo o rimuoviamo qualsiasi paragrafo di parole ripetute senza contesto.
  • Correggiamo i tag <title> e il testo alternativo che contengono stringhe di parole ripetute.
  • Rimuoviamo qualsiasi altra istanza di keyword in eccesso.
  • Dopo aver risolto il problema su tutte le pagine, inviamo una richiesta di riconsiderazione.

 

  1. Puro spam

A differenza di molte altre sanzioni, nel caso del puro spam non si può invocare la inconsapevolezza: questa azione manuale è comminata a siti che si impegnano in modo aggressivo in una combinazione di tecniche di spam, incluso l’uso automatizzato di parole senza senso, contenuti copiati da altri siti, cloaking e altre violazioni eclatanti delle Istruzioni per i webmaster. Tali tecniche spam possono ritrovarsi a livello di dominio o di singole pagine.

Come correggere la sanzione per puro spam

Google è molto chiaro nei confronti di tali situazioni: per correggere il problema, dobbiamo ripulire l’intero sito e conformarci alle Istruzioni per i webmaster.

Se la sanzione ricevuta è la prima, possiamo ancora “salvare” il dominio rimuovendo tutte le pratiche illecite e richiedendo un esame di riconsiderazione, segnalando a Google esempi di contenuti di cattiva qualità che abbiamo rimosso e di contenuti di buona qualità che abbiamo aggiunto. Se Google determina che effettivamente le pagine non violano più le istruzioni, revocherà l’azione manuale.

Se però è la seconda volta che subiamo una sanzione, secondo Price è “altamente improbabile che Google ci dia un’altra possibilità dopo aver nuovamente infranto la sua fiducia”, e quindi converrebbe addirittura “spegnere e ricominciare” da zero.

  1. Host gratuito con spam

Non esiste un hosting gratuito per davvero e, spesso, ciò che risparmiamo in anticipo sulle tariffe per l’host rischia di essere vanificato in termini di prestazioni, con un’affidabilità non all’altezza delle esigenze e annunci spam che non possiamo controllare.

Google affronta con durezza questo problema e, in caso di “una porzione significativa delle pagine di un dato servizio di hosting web contenenti spam” si riserva il diritto di intraprendere un’azione manuale sull’intero servizio.

La correzione dei problemi di spam sull’host gratuito

Per Google, la correzione di questa azione manuale avviene analizzando gli utilizzi illeciti del servizio, rimuovendo eventuali account esistenti contenenti spam dal servizio ed entrando in contatto con il team di assistenza tecnica del servizio di hosting per metterli al corrente dell’azione manuale.

Più diretto il consiglio di Chuck Price, che invita a eseguire direttamente una migrazione a un hosting differente e a fare richiesta di riconsiderazione una volta completato il processo.

  1. Problema con i dati strutturati

Rischiamo una penalizzazione anche se non seguiamo le linee guida di Google per i dati strutturati, come ad esempio markup di contenuti non visibili agli utenti, markup di contenuti irrilevanti o fuorvianti oppure altri comportamenti manipolatori.

Questi sono alcuni dei problemi di dati strutturati che possono interessare un sito:

Elenco dei problemi dati strutturati su Google

Come correggere i problemi con i dati strutturati

Se è nostra intenzione sfruttare le opportunità dei dati strutturati per attivare le funzionalità arricchite nei risultati di ricerca di Google, dobbiamo rispettare le specifiche istruzioni e verificare il funzionamento dei markup. In particolare, è necessario:

  • Aggiornare i markup esistenti e rimuovere qualsiasi markup che violi le linee guida di Google.
  • Dopo aver apportato queste modifiche, inviare una richiesta di riconsiderazione.

 

  1. Contenuti scarni con poco o nessun valore aggiunto

Come sappiamo, la presenza sul sito di contenuti scarni o thin content – che danno poco o nessun valore aggiunto per gli utenti – è un problema che può influire negativamente sul ranking; vale la pena ricordare che Google ritiene tali, tra gli altri:

  • Contenuti generati automaticamente.
  • Pagine affiliate senza valore aggiunto.
  • Contenuti da altre fonti.
  • Pagine doorway.

Anche in questo caso, la penalità può colpire in modo parziale (solo un determinato numero di pagine interessate dal problema) o l’intero dominio.

Come correggere i thin content

Per risolvere questo problema dobbiamo, prima di tutto, identificare il tipo di violazione presente sulle nostre pagine, e quindi agire per correggere. Il nostro obiettivo deve essere sempre quello di investi tempo e risorse nella creazione di contenuti unici e utili, così come richiesto da Google.

  • Rimuovere eventuali contenuti generati automaticamente o spinned.
  • Verificare la presenza di pagine di affiliazione che non forniscono un valore aggiunto oltre alle offerte del produttore / rivenditore, e valutare se arricchire o eliminare quelle pagine.
  • Verificare la presenza di contenuti duplicati già pubblicati altrove sul Web e valutare se rimuovere e / o sostituire quel contenuto.
  • Identificare i contenuti di scarso valore e migliorarli per renderli utili e informativi.
  • Verificare la presenza di pagine doorway e rimuoverle.
  • Inviare una richiesta di riconsiderazione dopo aver risolto questi problemi.

 

  1. Link non naturali che partono dal nostro sito

A Google non piace (eufemismo) trovare siti che vendono link, e quando identifica “un pattern di link in uscita artificiali, non naturali, ingannevoli o fraudolenti” con l’intenzione di manipolare il PageRank può procedere con una sanzione a livello di pagina o che colpisce l’intero dominio.

Come correggere i problemi con link innaturali dal sito

Il processo per risolvere il problema inizia verificando tutti i link che partono dal sito e identificando quelli che sono a pagamento o violano apparentemente le istruzioni di Google (e, ad esempio, risultano scambi di link eccessivi). La correzione poi procede così:

  • Rimuovere i link non naturali o aggiungere un attributo rel = “nofollow” o uno più specifico ai link non conformi.
  • Inviare una richiesta di riconsiderazione dopo aver ripulito il profilo backlink.

 

  1. Link non naturali che puntano al nostro sito

Con il passare del tempo, Google si affida sempre più all’algoritmo e meno alle azioni manuali nella gestione dei link spam; ad ogni modo, quando viene eseguita un’azione manuale, la causa principale è “sempre la stessa: acquisto di link e/o partecipazione a schemi di link per manipolare il PageRank e aumentare il ranking”, una chiara violazione delle Istruzioni per i webmaster di Google.

Come risolvere il problema di link non naturali verso il sito

Se subiamo un’azione manuale per tale violazione – o se ci accorgiamo che il profilo backlink non appare naturale – possiamo intervenire per una correzione:

  • Scaricare tutti i link verso il sito da Google Search Console.
  • Controllare i collegamenti per identificare quelli che potrebbero violare le linee guida di Google.
  • Chiedere al webmaster di rimuovere i link non conformi o aggiungere un attributo rel = “nofollow”.
  • Rifiutare con lo strumento disavow link tutti i link che non riusciamo a rimuovere o a mettere in no-follow.
  • Inviare una richiesta di riconsiderazione dopo aver ripulito il profilo backlink.

 

  1. Spam generato dagli utenti

In genere, lo spam generato da utenti si trova nelle pagine dei forum, nelle pagine dei guestbook o nei profili utente, ovvero in quelle pagine che sono inviate dai visitatori del sito.

Anche in questo caso, conviene essere proattivi e ricercare queste situazioni sul sito prima che degenerino in un’azione manuale. Il processo di pulizia delle pagine si articola in questi passaggi:

  • Identificare le pagine in cui gli utenti possono lasciare commenti.
  • Cercare eventuale spam, come ad esempio:
    • Annunci che si presentano come commenti.
    • Commenti che includono link irrilevanti.
    • Nomi utente contenenti spam come “Assicurazioni a prezzi scontati” che non suonano come nomi di persone reali e rimandano a siti non correlati.
    • Commenti generati automaticamente, generici o fuori tema.
  • Cercare nel sito contenuti imprevisti o contenenti spam utilizzando nella Ricerca Google l’operatore site: e aggiungendo parole chiave commerciali o per adulti che non sono correlate all’argomento del sito.
  • Rimuovere tutti i contenuti spam e inappropriati.
  • Impedire la visualizzazione di contenuti non moderati sul sito web.
  • Quando il sito è pulito e non è più in violazione, richiedere una revisione a Google.

 

Le violazioni delle norme di News e Discover

A questo elenco di problematiche “note” da tempo si è aggiunta a febbraio 2021 un’altra dozzina di possibili violazioni specifiche delle linee guida di Google News e Google Discover. È bene chiarire che un’azione manuale per Google News o Google Discover non influisce sulle nostre performance nella Ricerca Google, ma produce solo un impatto sulle prestazioni del sito in queste sezioni di notizie.

Per la correzione dell’azione manuale derivante da uno qualsiasi dei successivi problemi, il percorso è sempre lo stesso:

  • Trovare e rimuovere qualsiasi contenuto che, anche remotamente, possa violare la politica di Discover riguardo al tema vietato.
  • Quando abbiamo completato la revisione e apportato le modifiche necessarie, inviare una richiesta di riconsiderazione in Search Console, dilungandoci nel fornire spiegazioni sincere sulla problematica e, in particolare, “prove della modifica delle prassi redazionali, incluse nuove linee guida redazionali e una cronologia delle prassi migliorate del consiglio di redazione”.

 

  1. Contenuti con temi per adulti

Google proibisce esplicitamente la visualizzazione di contenuti a tema per adulti in Discover; ciò significa un divieto a nudità, materiali di sfruttamento sessuale e persino contenuti sessualmente allusivi, e l’unica eccezione riguarda i termini scientifici o medici relativi all’educazione umana o sessuale.

  1. Contenuti pericolosi

Google vieta la pubblicazione di qualsiasi contenuto che possa portare direttamente a danni gravi e immediati a persone o animali, anche se non è molto specifico al riguardo. Secondo Chuck Price, è molto più dettagliata l’analoga definizione di YouTube, che può quindi essere presa come un plausibile riferimento per capire quali tipi di topic evitare.

E quindi, sono considerati pericolosi i contenuti come, tra gli altri:

  • Sfide estremamente pericolose (che comportano il rischio di lesioni fisiche).
  • Scherzi pericolosi o contenenti minacce (inducono le vittime a temere seri danni fisici imminenti o creano grave sofferenza emotiva nei minorenni).
  • Istruzioni per uccidere o nuocere (che mostrano agli spettatori come svolgere attività il cui obiettivo è uccidere o mutilare gli altri, ad esempio istruzioni su come costruire una bomba per ferire o uccidere altre persone).
  • Uso o produzione di droghe pesanti (che mostrano l’abuso di droghe pesanti o che forniscono istruzioni su come produrre tali droghe)
  • Disturbi alimentari (contenuti che elogiano e promuovono l’anoressia o altri disturbi alimentari, oppure incoraggiano gli spettatori a imitarne i comportamenti tipici).
  • Eventi violenti (che promuovono o esaltano tragedie violente, come sparatorie a scuola).
  • Istruzioni per furti o imbrogli (che mostrano agli spettatori come rubare beni materiali o promuovono comportamenti disonesti).
  • Pirateria informatica (che mostrano come utilizzare i computer o l’informatica con l’intento di compiere un furto di credenziali, compromettere i dati personali o causare danni gravi agli altri).
  • Elusione del pagamento di contenuti o servizi digitali (che mostrano agli spettatori come utilizzare app, siti web o altre risorse informatiche per accedere gratuitamente e senza autorizzazione a materiali audio o audiovisivi, videogiochi completi, software o servizi di streaming che normalmente sono a pagamento).
  • Promozione di cure o rimedi pericolosi (in cui si sostiene che terapie o sostanze nocive abbiano effetti benefici sulla salute).

 

  1. Contenuti molesti

Google ritiene molesti i contenuti che sono correlati a molestie, bullismo o contenuti minacciosi, “inclusi, a titolo esemplificativo, contenuti che potrebbero prendere di mira persone al fine di maltrattarle, minacciarle di gravi lesioni, caratterizzarle sessualmente in modo indesiderato o esporne informazioni private che potrebbero essere utilizzate per minacciare, denigrare o screditare vittime di violenza o di una tragedia, negare un’atrocità oppure molestare in altri modi”.

  1. Contenuti che incitano all’odio

Google non consente la pubblicazione di contenuti che promuovono o legittimano la violenza, oppure che hanno come scopo principale fomentare il disprezzo nei confronti di un individuo o di un gruppo per motivi legati a – a titolo esemplificativo – origine o gruppo etnico, religione, disabilità, età, nazionalità, condizione di reduce di guerra, orientamento o identità sessuale o di genere oppure altre caratteristiche associate a discriminazione o emarginazione sistematica.

  1. Contenuti multimediali manipolati

Google non consente la pubblicazione di contenuti audio, video o immagini che sono stati manipolati per ingannare, frodare o fuorviare mediante creazione di una rappresentazione di azioni o eventi che, in maniera verificabile, non hanno avuto luogo e inducono persone ragionevoli a formarsi un’idea o impressione sostanzialmente diversa, al punto di causare danni significativi a gruppi o individui oppure di compromettere in modo significativo la partecipazione o la fiducia nei processi elettorali o civici.

Questa “è probabilmente la più grande minaccia incombente per i social media e forse la società nel suo insieme”, dice Price.

  1. Contenuti medici

In coerenza con la sua politica sui temi YMYL, Google non ammette alcun contenuto che sia contrario o contraddica le prove mediche o scientifiche o le best practice; in particolare, può sanzionare contenuti che sembrano violare le nostre norme relative ai contenuti medici perché il loro scopo principale è fornire consulenze, diagnosi o cure mediche a fini commerciali, né ammette contenuti provenienti da siti che contraddicono o sono in contrasto con il consenso scientifico o medico e le migliori prassi basate su prove concrete.

  1. Contenuti ingannevoli

C’è una linea sottile tra clickbait e penalità per contenuto fuorviante: indurre gli utenti a cliccare sulla pagina promettendo un argomento o una storia, ma consegnare qualcos’altro, supera tale linea ed è considerato ingannevole, perché “convince con l’inganno gli utenti a interagire con il sito stesso con la promessa di un argomento o una notizia non presenti nei contenuti”.

  1. Contenuti sessualmente espliciti

Google vieta contenuti che sembrano violare le norme relative ai contenuti sessualmente espliciti “perché presentano immagini o video sessualmente espliciti il cui scopo principale è provocare eccitazione sessuale”.

  1. Contenuti di natura terroristica

Google vieta contenuti di natura terroristica, che promuovono il terrorismo o atti estremistici, inclusi il reclutamento, l’incitamento alla violenza o la celebrazione di attacchi terroristici.

  1. Trasparenza

La sanzione colpisce contenuti che sembrano violare le norme di Google relative alla trasparenza che, in particolare, richiedono a tutte le fonti di notizie di divulgare informazioni di base sul contenuto che viene distribuito per assicurare di essere una fonte attendibile, comprese informazioni su chi ha scritto gli articoli. Per questo, gli articoli in News indicano chiaramente date e nomi degli autori, e includono anche informazioni sugli autori, la testata, l’editore, l’azienda o la rete correlata e le informazioni di contatto.

  1. Violenza e contenuti efferati

Google non ammette la pubblicazione di contenuti che violino le norme relative alla violenza e ai contenuti efferati perché incitano alla violenza o la glorificano; inoltre, non sono consentiti materiali estremamente espliciti o violenti il cui scopo sia quello di disgustare altre persone e che siano sensazionali, gratuiti o scioccanti.

  1. Linguaggio volgare e blasfemo

Google vieta l’utilizzo di vietato linguaggio volgare e blasfemo, come ad esempio parolacce od oscenità gratuite.